DD No. 6: “La bellezza del demonio”. Madri e puttane – la dicotomia misogina rivalutata ma mantenuta.

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Nel discorso patriarcale ci sono solo due donne: la santa e la seduttrice, la madre e la puttana. Ed è chiaro quale sia la donna “buona”: quella che rinuncia alla propria autonomia e al proprio piacere dedicandosi al marito e ai figli. La prima viene amata, la seconda desiderata, ma nessuna delle due rispettata come un individuo. Ambedue i ruoli opprimono le donne e le riducono all’aspetto della loro esistenza che serve per soddisfare i bisogni dell’uomo-padrone. E benché la seduttrice venga ufficialmente disprezzata e esclusa, il patriarcato ha tanto bisogno di lei quanto della santa.

Ciò è banale, e ne ho scritto parecchie volte, come ho anche criticato lo sguardo patriarcale sulla donna nei fumetti DD.

Perché le madri sono così terrificanti

Ma qui compaiono soprattutto le donne della seconda categoria, cioè quelle che sono oggetti del desiderio maschile e eterosessuale. Ci sono pochissime madri, e quelle sono quasi sempre cattive, come infatti tutte le donne che non corrispondono agli standard di una bellezza convenzionale o che non sono giovani: se non sono oggetti, c’è il pericolo che potrebbero essere dei soggetti che minacciano la superiorità maschile. Le madri sono particolarmente terrificanti: con la capacità di dare la vita hanno quasi un potere soprannaturale di cui gli uomini non dispongono e inoltre, avendo dato la vita, potrebbero anche assumere il diritto di toglierla, il che infatti accade spesso nella serie.

Di madri cattive ci sono molte, per esempio in Diabolo il grande, Il ritorno del mostro, Dal profondo, Lama di rasoio, Il marchio rosso e Terrore dall’infinito.

Quindi, in DD, la dicotomia patriarcale viene mantenuta, ma il giudizio è inverso: le donne sono “tutte puttane tranne Mamma”, però la simpatia di Dylan, condivisa dai suoi creatori e i lettori, sta dalla parte delle seduttrici, mentre si temono e si odiano le madri.

Così anche ne “La bellezza del demonio”. Mala, la seduttrice, ovvero “puttana”, ovvero “donna di facili costumi” (p. 10) è letteralmente un diavolo e affascina il killer Larry, Clarence, l’“ometto” (p. 27) vittimizzato dalla propria madre e naturalmente Dylan. L’episodio cita il genere del giallo “hard boiled”, e Mala è la classica femme fatale, ma è completamente eteronoma: questo diavolo è presente sulla terra perché fu “evocata” nel 1782 (p.90) e sta per tornare all’inferno solo grazie alla scadenza imminente dell’evocazione. Il suo aspetto fisico è quello di un manichino, persino la sua faccia è priva di qualsiasi emozione o segno caratteristico. Parla con la bocca chiusa come se portasse una maschera. E quando la vediamo nuda, lo spazio tra le sue gambe è vuoto. Pensavo che solo gli angeli fossero neutri. Povera Mala: senza una vagina, non può provare molto piacere sessuale ed è veramente solo un oggetto per gli guardoni fissati su gambe e tette.

La sua antagonista è la madre di Clarence: un donnone, grassissima e grottescamente brutta. A causa del suo amore molto possessivo e ossessivo, fece montare il cadavere di Larry quando quello morì di un cancro e fa finta che sia ancora vivo (pp. 58 segg.), parlandogli così: “Oh, perdona la tua Mamma, bambino mio! La tua Mamma ti vuole tanto bene, sai? […] Se non ci fossi io chissà come faresti! … Sei ancora un bambino […]” (pp. 59 seg.). Comunque, suo figlio la accusa: “Sei cattiva, Mamma […] hai rovinato la mia vita […] è stato proprio il tuo amore troppo grande a farmi del male… a farmi restare un bambino impaurito… Per colpa tua, Mamma, non sono mai stato un uomo… Tu mi hai ucciso, Mamma […], tu mi hai ucciso senza avermi mai fatto vivere […] Ho amato troppo te, Mamma, ed ero io a non avere più amore…” (pp. 76 seg.)

Allora casalinghe, ora imprenditrici – ma mai libere

Insomma, questa è una critica molto valida della “famiglia” adorata da tanti ideologi, una critica particolarmente valida considerando il mammismo tradizionale italiano.

Ma la storia ha anche un aspetto meno simpatico: Mala è bella e giovane e un’imprenditrice (p. 87), flessibile nelle sue relazioni amorose come nella vita professionale. È il soggetto ideale del capitalismo neoliberista (se possiamo chiamarlo soggetto). La madre di Larry invece ha sacrificato la sua bellezza e la sua gioventù per qualcun altro, una scelta stupida dal punto di vista capitalista: l’altruismo non genera profitto. Nel periodo fordista, la donna era prigioniera della casa, vittima del e allo stesso tempo colpevole per l’orrore della famiglia borghese. Il neoliberismo la libera da quella prigione e la rilascia nella giungla del mercato: era padrona di casa, ora può essere padrona di una ditta, ma padrona di sé non era e non è.

Il capitalismo non è la fine della storia

C’è nell’episodio anche la solita e valida critica del capitalismo e dei suoi tanti aspetti brutti, dal “traffico di Picadilly all’ora di punta […] ai […] sistemi di governo [e] ai programmi televisivi” (p.90). L’inferno, infatti, somiglia al nostro modo: “Anche noi abbiamo pubblicità e burocrazia, automobili e dittatori, guerre e inflazione… e naturalmente vendiamo mobili e cosmetici per televisione. Abbiamo rate da pagare e delinquenza minorile, impiegati prepotenti dietro gli sportelli e gente che abbandona i cani quando va in vacanza… L’unica differenza è che tutto ciò, all’inferno, non avrà mai fine. Esisterà per sempre, oltre i secoli dei secoli, per l’eternità.” (p. 92)

Quest’ultima frase è importantissima. Gli ideologi del mercato vogliono farci credere nella “fine della storia”, che il capitalismo sia l’unico mondo possibile e quello migliore. Ma a differenza dei poveri diavoli dell’inferno, quelli della terra NON sono eternamente condannati a questa pena, possono rivoltarsi e cambiare la storia. È uno dei momenti più rivoluzionari della serie.

E c’è un altro brano dove l’anticapitalismo diventa più acuto del solito e si associa all’antifascismo. Il killer Larry parla del 1945: “Di professionisti come me ce n’erano pochi… intendo prima della guerra, perché dopo, a cominciare da Hitler e via di seguito, di assassini professionisti cominciarono a essere fin troppi. Quello del killer era un artigianato di classe, e ne avevano fatto un’industria” (p. 6) Il discorso di Larry è la stessa piangina dei “piccoli imprenditori” che non hanno potuto reggere alla concorrenza e glorificano il loro prodotto, ma qui vediamo che anche la morte è una merce, e le merci sono la morte.

Intertestualità

“La bellezza del diavolo” è abbastanza intertestuale, a cominciare dalla copia del tipico killer e della femme fatale del giallo hard boiled. Inoltre, si allude al Fausto di Goethe (p. 8), un’altra volta a Margaret Thatcher (p. 34). Vengono citati le Frasi e filosofie ad uso dei giovani di Oscar Wilde: “Niente che accada ha la minima importanza” (p. 53). Sulle pp. 62 seg. Dylan ascolta la canzone “Phantom’s Theme” dal musical “Phantom of the Paradise” (in italiano: “Il fantasma del palcoscenico”) di Brian de Palma (1974). E Mala ha dei vicini molto famosi: sui buchi delle lettere nel palazzo in cui abita si leggono i nomi dei scrittori Burroughs, Conrad, Stevenson e di nuovo Wilde (p. 79).

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