DD No. 37: “Il sogno della tigre”. Il sonno della ragione.

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“Il sonno della ragione genera mostri” – il titolo del famoso quadro di Francisco Goya può servire come un riassunto per molti episodi DD, e anche per questo.
Qui, una “tigre” si aggira per la città e sbrana membri di bande giovanili delinquenti. Indipendentemente dalla soluzione del caso, il fenomeno può essere interpretato in vari modi.

Teoria critica o volgare pessimismo culturale?

Molti elementi dell’episodio somigliano alle analisi sociali e culturali della teoria critica, per esempio il testo che accompagna le scene iniziali di violenza giovanile, scritto dalla prospettiva del teppista Malcom Carlos che sente la voce della luna incitarlo alla violenza (pp. 7 segg.): “La voce mi dà forza, dovunque io vada / Anche se cammino su una cattiva strada / Ma la strada è mia, è mia la libertà” di picchiare e umiliare un altro essere umano. Il soggetto capitalista resta “intrappolato in questa lucida follia / [Sa] solo che [si aggira] fra la luna e una caverna / Fra un assurdo fuori e la mia rabbia interna.” Mentre il sole rappresenta la ragione, la luna dà la sembianza di luce alla notte: rappresenta una ragione irrazionale, come il mercato e la caccia al profitto. È la “lucida follia” del nostro sistema economico. Ci offre una divisione del nostro tempo tra l’ubbidienza ai suoi imperativi e la regressione, ovvero il rifugiarsi in una caverna, tra la sua “lucida follia” e l’assenza di qualsiasi ragione, la “rabbia interna”. In effetti, l’una corrisponde all’altra. La voce “dice distruggi, perché amare non potrai / Mi dice mordi e fuggi, è tua la libertà”. È il modo in cui il capitale tratta sia l’uomo che la natura, e gli individui che non hanno la speranza di superarlo si identificano con esso, duplicando la violenza sociale nella loro vita privata. È chiaro: la “voce della luna” è nient’altro che la voce del capitale.
Anche il “saggio orientale” Shing ha ragione quando chiede se “il bene e il male, l’uomo e la belva… chi può distinguerli, ormai? […] È vero ciò che in tutto il mondo si favoleggia, che una persona possa trasformarsi in animale feroce? O che, senza bisogno di metamorfosi alcuna, gli uomini siano già animali feroci?” (pp. 84 seg.). È la dialettica del illuminismo: la ragione finora ha spesso portato nuove forme di violenza e oppressione, nuove superstizioni, e lo sviluppo del capitalismo “invece di farci progredire, chi ha riportati indietro di millenni” (p. 83), ma il suo rimpianto per la natura ha qualcosa di reazionario: “Abbiamo perso il potere di intuire senza capire, pretendiamo di capire senza intuire… vogliamo essere veloci senza riuscire a essere lenti… ci siamo andati, sulla luna, ma non abbiamo mai lasciato che venisse da noi…” Non ha torto del tutto, ma la sua analisi, pur contenendo un poco di verità, prendono la forma di sciocchezze romantiche, e se diamo retta a lui e ascoltiamo la voce della luna, cioè della natura, siamo di nuovo all’inizio dell’episodio. Quindi si leggono con sollievo le parole con cui Groucho commenta il lungo discorso di Shing: “Psss, capo, vuoi che ti passi la pistola?” (p. 83)

La tigre come il “wet dream” del carattere autoritario

E a proposito di pistole: oltre il conservatismo di Shing, c’è un modo chiaramente reazionario di concepire “la tigre”: È quella dell’ispettore Jones, al quale appartiene la vera tigre nell’episodio, addestrata per eliminare “i rifiuti della società”. (p. 95) Da poliziotto, provava un “senso di impotenza […] ricevendo decine di denunce al giorno… riuscendo a fare poco o niente per le vittime della delinquenza […] Se avessi arrestato quel Carlos, che cosa sarebbe successo? Niente… qualche mese di prigione, al massimo … E invece meritava… la morte! […] Carlos doveva essere il primo di una lunga serie … il mio era un messaggio, capite? E l’opinione pubblica ha capito, era dalla mia parte […] Sono un uomo come tutti gli altri… un cittadino qualunque” (pp. 95 segg.) La sua è la pazzia dell’uomo qualunque, ovvero del carattere autoritario: per lui, il male consiste non tanto nella violenza, della quale si serve anche lui, ma nell’infrazione delle leggi, cioè nella disubbidienza alle autorità. Lui e tutti che sono lui (purtroppo, ce ne sono tanti) dicono di voler difendere la legge, eppure agiscono fuori di essa, negando legge e civiltà.
Ho detto che ce ne sono tanti come lui: esistono nella finzione (Travis Bickle, Dirty Harry ecc.) e nella realtà. Quando l’episodio fu pubblicato, bisognava riferirsi ai “vigilantes” negli Stati Uniti. Intanto, abbiamo visto le ronde leghiste e vediamo i seguaci di Casa Pound (superfluo citare anche i loro modelli storici). Agisce da solo, ma spera di incitare gli altri “cittadini normali” ad una ribellione conformista a sognare “di essere una tigre… E dopo una sola esecuzione, già avevo un discepolo […] Riuscite a capire la mia missione? Il mondo ha bisogno di tigri!” (p. 96) Cioè di onesti cittadini come Hamson, “ex mercenario e noto picchiatore” (p. 61). In fondo, Jones e Hamson sono terroristi: agiscono di nascosto, per conto loro, cercando di impaurire i loro nemici e di ispirare altri come loro. E questo ci porta al prossimo piano significativo della “tigre”.

La tigre e il terrorismo islamista

La “voce della tigre” rappresenta non solo la ribellione conformista del “cittadino qualunque”, ma anche la forma attualmente più pericolosa e più estrema di essa: l’islamismo. Se cambiamo qualche parola nel discorso che la tigre fa nel sogno di Dylan, potrebbe inserirsi facilmente in un video attuale dello Stato Islamico: “Quando il seme della [blasfemia] germoglia nella città degli [infedeli], quando le tenebre crescono nella coscienza e annebbiano i confini fra il bene e il male … allora [il Corano] illumina la mente dei puri di cuore e mostra loro la via che porta alla giustizia… e arma di zanne e artigli i fratelli [mussulmani] perché solo attraverso il sangue si può raggiungere la pace! Abbandonati al sogno [di dio], Dylan Dog! Quando gli occhi della ragione non vedono più… ascolta il richiamo [del Corano], e segui la voce dell’istinto! (p. 69)
La voce della tigre / della luna / di dio incita alla violenza e richiede l’abbandono della ragione. E infatti, i “lupacchiotti” che vediamo all’inizio dell’episodio somigliano molto ai guerrieri dello Stato Islamico, con il loro narcisismo, il loro nichilismo, la loro brutalità e il piacere sensuale che la violenza dà loro.
E purtroppo, come nel caso di Jones e Hamson, molti sentono quella voce della tigre. Neanche un mese dopo la strage di Parigi, è stato attaccato un centro culturale ebraico a Nizza, inserendosi in una lunga serie di violenza antisemitica in Francia. Per non parlare della barbarie nel medio oriente. Non basteranno i fucili per uccidere quella maledetta bestia. Come tutti gli spettri, rimarrà viva finché qualcuno ci crede.

La Gran Bretagna inventata

È altrettanto poco credibile anche la Londra che vediamo nell’episodio, ma più bella. Ci sono molti signori in bombetta, e località completamente inventate come “Lyndenberry bridge”, “Spartacus” e la stazione della metropolitana “Pattern”. Per un momento ero entusiasmato a vedere una buona volta la realtà multietnica di Londra: la cantante Lola Orange (pp. 13-21) è di colore, c’è un carattere indiano con il turbante dei Sikh, e si vedono degli indiani sulle strade di Londra (p. 80). Purtroppo, abbiamo a che fare con un altro caso di antirazzismo razzista: questi caratteri sono sempre rappresentanti della loro etnicità, ovvero dello stereotipo che si ha di essa. Una donna di colore non può essere solo una donna di colore, ma una cantante Jazz, e il ritratto di Shing è un esempio lampante di orientalismo, cioè dell’immagine falsa dell’oriente che si ha nell’occidente.

L’India inventata: orientalismo

Molto spesso, l’orientalismo si manifesta nell’interpretazione di quello che si vede guardando l’oriente. Qui, è peggio. Non si guarda nemmeno la realtà prima di interpretarla in modo pregiudicato: il carattere di Shing è completamente fantastico e non corrisponde in alcun modo alla realtà. Porta il turbante dei Sikh e il suo nome è ovviamente una corruzione di “Singh”, il nome più diffuso in quella comunità. Comunque, il nostro Shing è buddista (p. es. p. 81). Inoltre, è una personificazione perfetta del “saggio orientale”, enunciando continuamente sentenze contradditorie che sembrano profonde ma che sono vuote. Gli autori ne sono persino consapevoli e gli mettono in bocca questo: “un vezzo di noi orientali è di parlare molto per dire poco… o viceversa.” (p. 82) Le due parti della frase si cancellano a vicenda: non ha senso. Inoltre, la India nella quale Seline fu portata nella sua infanzia, cioè nei tardi anni settanta, è nata dalla fantasia colonialistica dell’‘800: giungla, tigri e templi ricopriti di piante.

La tedesca inventata

A proposito di Seline: a differenza dei non-whites nell’episodio, le viene concesso il lusso di una personalità indipendente dallo stereotipo etnico o nazionale. Non è “la Tedesca tipica”. Infatti, non sembra nemmeno tedesca, perché l’italiano (ossia l’inglese) che parla è sì pieno di errori, ma di errori che non sono tipici per i parlanti del tedesco. Per esempio, usa solo la terza persona singolare e non mette articoli (“Io viene di Germania… e io è mostro…”, p. 25). Non ho mai sentito cose del genere. Semmai, i tedeschi si confondono tra le persone al plurale, ma apprendono facilmente le forme del singolare. E in quanto al articolo: esiste anche nel tedesco e ogni parlante di quella lingua sentirebbe il bisogno di metterlo davanti al sostantivo. Si fa fatica invece a distinguere tra “un” e “uno”.

Intertestualità

La referenza culturale più ovvia è quella a Arancia meccanica di Anthony Burgess: I “Werewolves”, la banda giovanile di cui abbiamo già parlato, somiglia molto ai drughi, e il pestaggio del barbone (pp. 8 segg.), l’intrusione nella casa di Lola Orange e il suo stupro, lo slang della banda (“Right right right, lupacchiotti! A fare le belle nanne, adesso! Domani presto in piedi da bravo bambino! Compito in classe di mate! Bye bye bye, lupacchiotti! […] Luce spenta lassù. Mami e papi ronronron!”, p. 16): tutto ispirato a, se non addirittura copiato dal libro di Burgess e dal film che Kubrick ne ha tratto. E, secondo la bella usanza della nostra serie, la fonte viene nominata da Bloch: “E pensare che all’epoca, nel ’71, pensavamo che “Arancia meccanica” fosse un film troppo pessimistico…” (p. 77).
Groucho fa riferimento a un suo collega Benny Hill (1924 – 1992), un comico inglese: “Io adoro il telegiornale! È perfino più divertente del Benny Hill show!” (p. 24). Selina cita un film a p. 25, quando dice a Bloch di averlo visto nel film Assassinio al galoppatoio tratto dal romanzo di Agatha Christie. L’ispettore risponde che lo ha confuso con l’attore Robert Morley (1908 – 1992), dal quale si dissocia nonostante la loro somiglianza ovvia: “Lui è grasso!”.
Di citazioni musicali ce ne sono due: nella casa di Lola Orange si vede un manifesto con l’immagine e il nome di Gato Barbieri (*1932), un sassofonista di Jazz argentino con legami all’Italia (p. 13). E a p. 30, Dylan mette il disco Nothing like the sun (1987) di Sting, ascoltando la canzone Sister moon, che infatti è l’undicesima sul disco. Ecco il motivo: abbiamo già parlato della “voce della luna”. Nella mitologia greca, la dea della luna si chiamava Selene, e la ragazza che è appena entrata nello studio di Dylan si chiama Selina, cioè ha lo stesso nome nella versione inglese. Per fortuna, gli autori hanno resistito alla tentazione dell’allusione troppo facile a “Eye of the tiger”.
Anche le citazioni politiche sono due: abbiamo uno scherzo bello (uno dei tanti nella serie) su Margaret Thatcher, il cui governo sarebbe durato solo un altro anno alla pubblicazione dell’episodio. Dopo la dichiarazione di Seline di essere un mostro, Dylan minimizza con il suo solito maschilismo: “Molte ragazze dicono la stessa cosa guardandosi allo specchio quando sono un po’ depresse…”, e Groucho commenta: “Pensate che invece la Signora Thatcher se lo dice quando è contenta di se stessa!” (p. 26) L’assistente di Dylan menziona anche il nome di un politico molto meno famoso, ancora in una barzelletta: “La sapete quella del Baronetto che va dalla Mamma e dice di essersi innamorato? Lei gli chiede che è la ragazza: “Lady Hilton? Lady Walker? Lady Wentworth?”…”No, è John Dooley.” “Ma, figliolo, John Dooley è laburista!”” (pp. 64 seg.) Infatti, è esistito un politico laburista chiamato John Dooley (1883-1961), il quale era prima un operaio, poi sindacalista e infine senatore per il New South Wales. Ma era Australiano e a quanto pare eterosessuale, quindi l’amore del Baronetto deve essere stato a distanza e invano.

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