Morgan Lost N. 1: “L’uomo dell’ultima notte”. All is not lost.

SCAN_20151026_093757079Non direi che sono andato in vacanza per comprare fumetti, ma l’acquisto di volumi nuovi e vecchi era uno degli elementi più importanti della mia lista to do per la mia ultima gita al di là delle Alpi, che si è appena conclusa. Ora che sono tornato dallo splendido sole piemontese e valdostano, il cielo grigio settentrionale mi invita ad occuparmi della mia preda.

Dunque, c’è una nuova serie della Sergio Bonelli, ideata da un’old hand dell’Old Boy, Claudio Chiaverotti. Ecco le mie impressioni, in ordine sparso:

 

L’altro domani

La serie è ambientata in un ambiente steampunk e ha l’aspetto combinato degli anni ‘40/’50 e il mondo come se lo immaginava la fantascienza di allora. Inoltre, ci sono citazioni grafiche e non solo dell’antico Egitto, del film Metropolis di Fritz Lang (1927), il primo lungometraggio di fantascienza, nonché di Nosferatu di F. W. Murnau (1922) e il quadro L’urlo di Edvard Munch (1893). L’aspetto grafico della serie è anche determinato dal daltonismo di Morgan Lost, che vede solo bianco, grigio, nero e rosso. È un effetto bello benché già noto da The Spirit, e la New Heliopolis di Chiaverotti somiglia anche a Sin City. Come espressione della sua prospettiva, Morgan Lost ha una maschera nera tatuata sugli occhi, la cui forma ricorda il logo di Batman e anche il trucco del Joker (New Heliopolis riflette anche la Gotham City dei film di Christopher Nolan), ma che rappresenta “lo sguardo di Seth […], il dio antico Egizio della violenza” (p. 40). La massa di citazioni cineastiche non sono un caso: Chiaverotti spiega che la serie è anche espressione della sua passione per il cinema.

Nel mondo di Morgan Lost, un’onnipotente e anonima “burocrazia […] ha preso il potere [e] si sono verificate […] condizioni climatiche avverse che hanno accorciato le ore di luce e di calore nel nostro emisfero” (p. 24). Un mondo molto cupo sia nel senso concreto che quello astratto, ma almeno “la spia Marlene Dietrich [ha] ucciso Adolf Hitler nel ‘37” (Un’altra citazione del cinema, e un bellissimo omaggio all’attrice antifascista divenuta icona della sinistra anti-tedesca cui appartengo.). Questo però sembra essere l’unico evento positivo avvenuto nell’universo parallelo di ML. New Heliopolis pullula di serial killer, i quali sono venerati come superstar (“Sei bellissimo, Wallendream! … Vieni a uccidere anche meeee!” , p. 6), una critica pertinente anche al nostro mondo che conosciamo da Dylan Dog: la gente esulta nella propria oppressione. Venerare un serial killer, sostenere un politico, farsi una sega davanti ad un porno o tifare una squadra di calcio sono tutt’una cosa. Di conseguenza, a New Heliopolis ci sono solo due fonti di informazione: il notiziario dei serial killer e la “Sexy News”. Il sistema della “Burocrazia” funziona indipendentemente da ciò e non viene nominato né tantomeno criticato nel discorso legittimo, come da noi il capitalismo nella sua espressione attuale. E ci sono altre somiglianze: uno dei massimi esponenti della Burocrazia, il capo della “Sezione 5” ovvero del servizio segreto, è un uomo gigantesco, ma è costretto a vivere in un ambiente assolutamente sterile perché verrebbe “ucciso da un qualunque microbo, compreso quello di un raffreddore…” (p. 84). Come scrisse Rosa Luxemburg, il capitalismo sarà più debole quando avrà conquistato tutto il mondo, un punto al quale ci stiamo avvicinando. Il Signor Direttore vive “circondato dall’arte […] e da musiche soavi [e] talvolta la bellezza riesce a stemperare il dolore crudele che accompagna la [sua] esistenza” come un borghese classico, una figura ormai estinta. E infatti, la vita del Direttore è una messinscena, un terrario culturale. Il potere eseguito dallo stesso Direttore ha distrutto sia l’arte che la società che la apprezza.

Le premesse “storiche” del narrativo sono potenzialmente interessanti, e il look dell’albo fa effetto, ma sono assai fissi e si rischia una certa stagnazione.

 

L’eroe: ritorno all’alto ieri

Mi piace il nome “Morgan Lost”, per una ragione che non può essere stata intenzionata da Chiaverotti: un tedesco pronuncerebbe Morgan “morgen”, che in tedesco significa domani. “Il domani perso”, sia nel senso di una sconfitta che di una perdita: la perfetta espressione del mondo di ML. Dall’altra parte però, il nome è poco originale perché somiglia troppo a Dylan Dog. E il paragone con l’Indagatore dell’incubo non è a favore di Morgan, un cacciatore di taglie con un passato traumatico. La sua professione lo limita. Nonostante la grande varietà di serial killer, la trama degli episodi seguirà per forza la dinamica di una caccia all’uomo (o alla donna) con tre diversi esiti: l’arresto, l’uccisione o la fuga. Dylan invece entra nei più svariati incubi che a volte comprende appena. Talvolta, questi si risolvono anche senza il suo intervento e quasi mai completamente. DD non ci offre la rassicurazione del “cattivo” dietro le sbarre o sotterrato. L’Old Boy è disinvolto, scettico e ironico, un atteggiamento con cui affronta casi che quasi mai lo riguardano personalmente. Per Morgan invece, tutto fa parte di una vendetta dopo la tortura e l’uccisione della sua fidanzata da due maniaci che volevano sacrificare Morgan e Lisbeth al dio Seth, tatuando loro prima una maschera sugli occhi. L’atteggiamento di Morgan è quello del duro cinico con il cuore spezzato, uno stereotipo dai noir degli anni quaranta. Un altro ingrediente obbligatorio di un tale eroe è una debolezza, come il cuore spezzato al quale si aggiunge nel caso di Morgan un’infanzia traumatica in un orfanotrofio che gli inflisse il balbettio che torna in momenti di stress emozionale. Senza dubbio ci saranno vari flashback che ci spiegheranno la sua infanzia e probabilmente la perdita dei genitori in un incidente (alla Julia) o come vittime di un atto di violenza. Ogni effetto ha una ben definita causa, mentre le varie fobie di Dylan non sono così facili da spiegare.

Detto ciò, devo concedere che anche Morgan ha aspetti interessanti, per esempio quando sogna la serial killer che sta inseguendo, la quale appare senza un volto e che gli propone: “Se vuoi vedere il mio volto, devi mostrarmi il tuo… avanti, togli la maschera!” Morgan risponde: “M-ma questa maschera… è il mio volto… e sotto… non c’è nulla…” (p. 61) Quindi si definisce esclusivamente attraverso la sua ferita, negando a se stesso ogni personalità indipendente dal mondo violento nel quale vive. Infatti, il suo ex torturatore gli ha appena detto: “Almeno un piccolo “Grazie” me lo merito… Eri un uomo senza storia, ti attendeva un’esistenza grigia e banale… Ma, dopo quella notte, sei diventato un cacciatore di taglie… uno dei migliori, a quanto ho saputo. Con lei non saresti mai riuscito a essere nulla: era un ostacolo alla tua rinascita…” (p. 50) Insomma, il banale sofismo che il bene esiste solo grazie al male e vice versa, ma ci si può vedere anche un argomento più sottile: condividiamo tutti il disprezzo per l’esistenza grigia e banale, ma lo fanno anche i killer. La differenza è che gli uni odiano le condizioni che condannano le persone a vivere così, mentre gli altri si credono superuomini nietzschiani e disprezzano le persone che non hanno talenti o ambizioni straordinari. È un momento come quello del “You’re like me” in “Blue Velvet”. Al disprezzo per i deboli, piccoli e noiosi si aggiunge la misoginia (“lei […] era solo un ostacolo alla tua rinascita”) che è anche tipica dei serial o mass killer. Le parole di Finker Dead non sono certo di un’intelligenza diabolica, ma il sempliciotto Morgan non sa rispondere nulla e “quando si è disegnato in volto quel sorriso ironico, gli avrei scaricato addosso un intero caricatore.” (p. 52)

 

Il bel sesso

A proposito di misoginia, diamo un’occhiata alle figure femminili. Esse sono abbastanza svariate: abbiamo una serial killer che ama penetrare le sue vittime con oggetti lunghi ma che poi piange, una cacciatrice di taglie (Igraine), una direttrice di manicomio criminale e una capitano di polizia. Igraine indossa solo biancheria intima e un capotto aperto nonostante la costante neve di New Heliopolis, mentre gli uomini sono vestiti appositamente. Igraine è divorziata e non si interessa della cucina o dell’ “uomo giusto”. Una libera imprenditrice. Mi piacciono di più le ufficiali. La dottoressa Keller (un’allusione alla dottoressa Kendall?) è sexy nonostante i suoi vestiti casti, e si accenna ai suoi “segreti […] molto piccanti” (p. 54). La capitano Regina, amica di Morgan, è di età media, divorziata e ha una corporatura robusta ma è “ancora bona”, come qualcuno direbbe. Questa donna formidabile chiama Morgan quasi sempre “bell’uomo”, invertendo la solita gerarchia: la donna è più anziana, più potente e più sicura di sé e flirta con l’uomo più giovane e meno legittimo, il quale per lei è una bella distrazione, ma niente di più. Con tante donne forti e interessanti, è un peccato ancora peggiore che la nuova serie ha l’ennesimo protagonista maschile, e per giunta uno così noioso. La serie continua anche un’altra tradizione cattiva bonelliana, ovvero la scarsa conoscenza dell’Inglese. Per esempio, sul lapide di Lisbeth ch’è scritto “I never believed in fairies, before I met you Morgan”. Prima della sua morte, Lisbeth aveva parlato a Morgan degli elfi, i quali in inglese si chiamano “elves”, mentre “fairy” nell’inglese colloquiale è un termine derogatorio per omosessuali maschili. Inoltre, in inglese si mette una virgola solo davanti a “non-defining relative clauses” e non davanti a qualsiasi frase secondaria, mentre sarebbe stato necessario metterne una davanti a “Morgan”.

 

Comunque, sono curioso come la serie si svilupperà e io per me concederei il favore chiesto nel titolo del numero due: “Non mi lasciare.”

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