DD N. 349: “La morta non dimentica”. Lacrime, risate e membra staccate.

SCAN_20151101_094718128La mia prima reazione dopo aver finito questo episodio era “bello, ma poco interessante.” Come vedete, mi sono ripensato. Comunque, qui non c’è molto da analizzare, nessun significato nascosto da spiegare. “La morta non dimentica” è un ritratto anziché un’allegoria e riesce a parlare della solita antinomia dylaniata “amore – morte” in un modo lieve e divertente, ma comunque …. sì, direi toccante.

 

Separarsi

Quando una persona amata muore, dobbiamo separarci prima del suo corpo, la dimensione biologica della sua esistenza appena finita. Siamo lasciati con le memorie, le emozioni, gli effetti che quella esistenza ha avuto su di noi: la dimensione psicologica e sociale. Quella si celebra ai funerali, quando ci si separa dal corpo morto. È più duratura del corpo, ma si affievolisce anch’essa.

Questo è difficile da accettare per i superstiti, il cui cervello si ribella contro il pensiero. Taluni, nel loro dolore, si illudono di poter fregare la morte. Ciò succede in “La morta non dimentica”: i criminali Nora e Gus (noti dall’albo 338, Mai più, Ispettore Bloch) offrono a vari superstiti di far montare il corpo della persona amata da una tassidermista.

Così si spiega anche la relazione tra domanda e offerta nel capitalismo, che tanto misteriosa non è: gli uomini hanno bisogni, e il capitale trova modi di soddisfare questi bisogni con merci e servici a pagamento, rendendo profitto. Domanda e offerta non sono bisogno e soddisfazione, ma il bisogno di chi può pagare e la soddisfazione che rende profitto. Solo una mente malata può accettare una salma montata come soddisfazione del desiderio di tenere la persona amata con sé, come gran parte dell’offerta del capitalismo non corrisponde ai nostri bisogni, ma alla loro perversione, la domanda.

Il desiderio di tenere la persona amata con sé per sempre può anche avere un aspetto poco bello, quando è espressione del desiderio di controllare quella persona. E la salma montata indossa gli abiti e assume la posizione e l’espressione voluta dal cliente. Giustamente, i giornali nell’episodio chiamano l’apparizione di molti cadaveri montati “il caso dei manichini”. La responsabile è Nora, che fa montare i suoi nemici e anche gli odiati parenti, condannandoli a posture grottesche che illustrano la meschinità della loro esistenza sociale da imprenditori criminali (p.es. p. 34) e crede di aver fatto lo stesso con il povero Bloch, il quale fa montare nella postura e nell’uniforma di uno Sceriffo da un western. È insultante ridurre una persona al suo aspetto fisico e quello socio-economico espresso dagli abiti.

 

Sbarazzarsi

Lo sgombero della propria abitazione presenta alcuni di noi con un problema simile, ma assai più banale del lutto. Ci tocca separarci da oggetti ai quali ci siamo abituati, forse persino affezionati, mentre ad altri possono sembrare, anche giustamente, superflui e miseri. Il problema del lasciar andare e della separazione viene introdotto sulle prime pagine dell’episodio, dove Dylan deve affrontare il compito di buttare la roba inutile di cui il suo studio per soddisfare la sua ragazza: “Connie ha ragione, questa casa è piena di ciarpame, o noi, o loro!” (p. 5) Nonostante le sue buone intenzioni, presto soccombe al potere di oggetti fatati e non: “E qui cos’abbiamo? Un portaoggetti a forma di Ankh… o è un angelo di natale? Potrebbe essermi ancora utile, ci starebbero benissimo queste penne d’oca rotte.” (p. 6) È carino vedere l’indagatore dell’incubo alle prese con problemi banali e quotidiani. Lo rende più umano. Forse è il tocco personale della Barbato. Nel primo suo episodio che io abbia letto, l’ottimo “Esodo” (Maxi Dylan Dog 4-1, 2001), Dylan deve vedersela con elettrodomestici impazziti e si scopre che possiede una lavatrice per lavare le sue diciotto camicie rosse (DD N. 166, p. 73).

Possiamo anche vedere la scena come emblematica per la situazione in cui la serie si trova attualmente: bisogna sgomberare e liberarsi da un passato divenuto opprimente. In realtà, tutto quello che dovremmo buttare, ma non possiamo, lo mettiamo in una scatola, e la scatola su uno scaffale. In DD, tutto quello che si dovrebbe buttare ma che taluni vorrebbero tenere, lo si mette in Dylan Dog Old Boy.

 

Bundesministerium für Familie, Frauen, Senioren und Jugend

“Ministero federale per la famiglia, le donne, gli anziani e la gioventù” – forse solo in Germania può esistere un’istituzione con un nome tanto goffo. Comunque, il nostro episodio parla di tutto quello per cui il ministero è responsabile. Innanzitutto, viene presentato un modello di famiglia molto diverso da quello “cristiano” di cui si parla tanto tra mafiosi e religiosi. “Nora è ossessionata dalla famiglia. Sta cercando di colpirmi facendo soffrire la mia. Prima Groucho, poi Bloch… Devi chiamare Jenkins, subito…” (p. 73). Un nucleo famigliare che consiste esclusivamente in maschi – la famiglia di Dylan è paperopoliana anziché cristiana.

Come ne “La mano sbagliata”, sono donne a spingere avanti la trama: Nora, intelligente, spiritosa e sanguinaria, vuole vendicarsi su Dylan. La giovane tassidermista punk, Laura, la aiuta ma poi svolge un ruolo imprescindibile per fermarla.

Lo fa anche per salvare il suo amante, il vecchio Bloch, il quale avrebbe dovuto uccidere e montare. Però la fanciulla non può resistere all’attrattiva dell’ex-ispettore: “mi permetto di dire che la trovo un uomo molto bello, Signor Bloch. […] Non c’è nulla di male, la vecchiaia, la morte… hanno il loro fascino! Lei è vecchio… e presto sarà morto… e i suoi occhi sono così belli che parlano… vediamo cosa mi diranno adesso!” (p. 69), e alla più bella dichiarazione di amore mai fatta con un bisturi in mano sussegue un bacio tenero e probabilmente di più. Non posso fornire dettagli, perché “Sono un gentiluomo. Non otterrai una parola di più da me. “ (p. 95) Già in “Mai più, Ispettore Bloch”, la cui storia continua in “La morta non dimentica”, l’ex-ispettore serviva a introdurre una tematica interessante e inusuale in DD: la vecchiaia. Allora si parlava di senilità e delle crisi nella vita dei pensionati, adesso dell’amore tra e per anziani, i loro corpi e la loro bellezza tanto diversa dall’ideale egemone, della perdita di un compagno di vita.

 

Scherzi e sangue

Comunque, affronta tutte quelle tematiche in un tono molto diverso dalla mia introduzione un po’ sacerdotale. C’è un forte elemento umoristico, e tanto splatter. Tutti e due confluiscono al fine, quando di Norma rimane sole il suo cuore (che aveva estratto per Dylan con una sega circolare) in un vasetto, esortando Gus: “alla fine avremo la nostra vendetta. […] Su tutti, Gus, su tutti.” Bellissimo.

 

I questo spirito vorrei congedarmi con una canzoncina. Avevo l’imbarazzo della scelta tra “Core ‘ngrato” e un’altra canzone meno famosa, ma che parla anche di un organo cattivo che continua a vivere e a voler uccidere: “They saved Hitler’s cock” degli Angry Samoans (198?).

They saved Hitler’s cock, they hid it under a rock. / I discovered it last night. I couldn’t believe my eyes. // If Hitler’s cock could start to talk, it would say to kill today. / If Hitler’s cock could chose its mate, it would ask for Sharon Tate! // They saved Hitler’s cock. They hid it in Mengele’s sock. […] // Now it’s starting to get hard, I found it in my back yard. / Every night it kills a dog / and now it wants some night and fog. / Hitler’s cock is on the move, and now I’m scared of what it’s gonna do!

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